lunedì 8 giugno 2020

MONTE CAGNO (MT. 2149) SULLE ORME DEI DINOSAURI


Domenica 7 giugno 2020 - ore 8,30: 
Da Rocca Di Cambio (AQ), il comune più alto dell'Appenino con i suoi 1.434 metri slm, inizia l'escursione di oggi. Il programma prevede di salire sul Monte Cagno e poi, salvo imprevisti, deviare il sentiero marcato alla ricerca della famosa placca calcarea con sopra impresse le orme di un dinosauro, vissuto circa 125 milioni di anni fa.
Dal centro del paese si seguono le indicazioni per la "chiesetta degli alpini", fin dove alcuni cartelli in legno indicano l'imbocco del sentiero (via Collalto).

Bastano 10 minuti, forse anche meno, di comoda sterrata per raggiungere la chiesetta degli Alpini



La traccia, ben marcata e contrassegnata con bolli "bianco rossi", attraversa la pineta e dopo qualche centinaia di metri, inizia a risalire il fianco della montagna, con tratti molto ripidi, fino a raggiungere uno sperone con una grossa croce in legno (quota 1.550 circa). Sotto di noi l'abitato di Rocca di Cambio.
L'altopiano delle Rocche




La traccia in alcuni punti scompare tra la vegetazione e la segnaletica, poco evidente, non sempre si riesce ad individuarla.
  

Foto panoramica: sullo sfondo il Corno Grande, il Monte Prena ed il Monte Camicia
Raggiungiamo una seconda croce posta a quota 1.750 circa. 
Davanti a noi un enorme Grifone si alza maestoso in volo


La traccia segue il filo di cresta permettendo, in più punti, di affacciarsi ed ammirare il panorama che ci circonda






Poco sopra i 2000 metri, la pendenza si attenua notevolmente con alternanze di brevi salite, fino a raggiungere la vetta.




Alle 11,15 circa raggiungiamo la vetta del Monte Cagno (metri 2.149 slm)
Una breve pausa, qualche foto e di nuovo in marcia verso valle ripercorrendo lo stesso itinerario di salita.

A quota 1.950 circa, decidiamo di abbandonare la traccia marcata e dedicare una parte dell'escursione alla ricerca della "orme del dinosauro". Non è facile ritrovarle visto che non esistono indicazioni, tracce marcate e quant'altro di utile per individuarle. Circa 20 minuti di scomoda camminata su un pendio erboso, quando da lontano scorgiamo una placca calcarea appoggiata, sembra che si tratti di ciò che stavamo cercando....................infatti la placca è proprio quella

Avvicinandoci notiamo numerosi buchi impressi sulla roccia che in realtà sono orme lasciate circa 125/113 milioni di anni fa da un "Teropode" (dinosauri bipedi), che si aggirava indisturbato da queste parti. La scoperta è stata fatta nel 2006 da due ricercatori dell'I.N.G.V. ed ufficializzata nel 2017. 
Per chi ne volesse sapere di più:
https://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_151249238.html




Dopo la pausa culturale, ci rimettiamo sui nostri passi. La discesa si può affrontare con tutta tranquillità visto che le condizioni meteo sono ancora buone ed il punto di partenza è raggiungibile in meno di un'ora.
Il paese è sotto di noi
Dopo la pausa dedicata alla paleontologia, ne facciamo qualche altra indirizzata alla botanica:  




Alle 14,00 siamo di nuovo al punto di partenza

AUTORI: Alessandro Simonetta, Davis e Simona

venerdì 5 giugno 2020

CESACASTINA - SENTIERO DELLE CENTO FONTI


Domenica 31 maggio 2020: Cesacastina, piccolo centro del comune di Crognaleto (TE) posto a poco più di 1.100 metri slm, nel comprensorio dei Monti della Laga, quinto massiccio montuoso dell'Appennino a cavallo con Lazio e Marche e con molte vette che superano di molto i 2.000 metri di quota.
L'uscita di oggi prevede come principale obiettivo di risalire il Fosso dell'Acero per ammirare le famigerate "cento fonti" e poi, tempo permettendo, raggiungere la vetta del Monte Gorzano che si attesta, con i suoi 2.458 metri, la cima più alta della Laga.
Il sentiero parte dal centro dell'abitato di Cesacastina e per qualche chilometro si snoda su una comoda carrareccia, percorribile anche per un tratto (circa 2,5 Km) con mezzi adeguati.


Un grossolano cartello in legno ci suggerisce di lasciare la carrareccia e proseguire lungo il sentiero che svolta sulla nostra sinistra

Seguendo il sentiero n. 300L, in breve si raggiunge uno sbarramento artificiale del torrente da dove si intravedono le prime cascate 

Ci allontaniamo dal torrente seguendo la traccia che risale la faggeta fino a raggiungere una tratto di radura, denominata "Le Cannare", dove la traccia si immette nuovamente su una comoda sterrata per poi abbandonarla qualche centinaia di metri dopo.


Lasciamo il sentiero 300L ed imbocchiamo il n. 354 che risale la faggeta costeggiando il torrente. 

In alcuni punti è consentito avvicinarsi in sicurezza al torrente ed ammirare le sue impetuose acque che formano delle spettacolari cascate
  


Il sentiero, di facile intuizione, prosegue costeggiando il corso d'acqua
Prestare attenzione a ciò che consiglia la segnaletica: non avvicinarsi troppo al torrente; la roccia viscida potrebbe riservare sgradevoli sorprese (scivolare e finire in acqua significherebbe farsi veramente male.......per non dire altro). 
Guadare il torrente solo nei punti consentiti





Dopo una breve pausa, riprendiamo la marcia
A quota 1.760 raggiungiamo la località "Stazzo delle Cento Fonti". Sulla nostra sinistra, a pochi metri, si trova una sorta di bivacco in lamiera mentre di fronte, guardando verso l'alto, ci sono le cime più alte della Laga, purtroppo poco visibili a causa della nebbia.

Qualche minuto di riflessione per decidere il da farsi. 
Tornare indietro per lo stesso itinerario di salita; provare a raggiungere la sella che divide il Monte Gorzano con la Cima della Laghetta oppure seguire l'itinerario 305 fino alla cresta, poi a vista scendere fino alla sterrata che ci ricondurrà al punto di partenza.
All'unanimità, come sempre, decidiamo di salire fino alla sella e poi, se le condizioni meteo lo consentiranno, salire in cima al Gorzano.
La traccia è quasi inesistente, solo alcuni paletti in ferro indicano la giusta via. Ovviamente in caso di nebbia occorre essere dei buoni conoscitori del territorio per non trovarsi in difficoltà.


Con il salire della quota troviamo i residui della nevicata del giorno prima 

Raggiungiamo quota 2.300 circa, la nebbia fitta ed il nevischio ci dicono apertamente di "alzare i tacchi e tornare sui nostri passi". Ascoltiamo il consiglio dettato da "nebbia e nevischio" (in questi ambienti sono loro che dettano le regole) e ci mettiamo in marcia verso valle



Raggiungiamo di nuovo lo Stazzo delle Cento Fonti dove una pausa ristoratrice non può mancare
Troviamo un posto tranquillo, al riparo dal fastidioso venticello primaverile e soprattutto lungo la sponda del torrente, visto che Alfredo, come tutte le domeniche, deve ripetersi nel miracolo della trasformazione del "vino" in "acqua"

Miracolo concluso......................tutte le riserve alcoliche trasportate nello zaino vengono trasformate in acqua; ora possiamo iniziare a sgranocchiare qualcosa e brindare in modo analcolico in onore della bellissima uscita



Si riparte, in lontananza si intravedono nubi minacciose e qualche rumore ci avverte che il temporale si aggira dalla nostre parti. Dovremmo farcela a raggiungere il punto di partenza senza prendere acqua; in caso contrario vorrà dire che Alfredo dovrà impegnarsi nel miracolo della trasformazione, questa volta, però, dovrà superare se stesso, far piovere vino e genziana al posto dell'acqua non sarà facile. 
La discesa avviene lungo lo stesso itinerario di salita.




Genzianella 
Ginestra Minore

Ormai è fatta, siamo a pochi metri dalle nostre auto senza aver preso una goccia di pioggia. Miracolo rimandato.....................

Relazione a cura di Alessandro
Autori: Alessandro, Alfredo, Marco e Simonetta